<![CDATA[SEVEN O'CLOCK - BLOG]]>Thu, 19 Mar 2020 20:01:06 -0700Weebly<![CDATA[E.q - your "people" skills]]>Wed, 18 Mar 2020 20:25:45 GMThttp://federicaongis.it/blog/eq-your-people-skillsPicture

Gli esseri umani hanno intelligenze multiple.

​Nel 1980 le ricerche di Daniel Goleman hanno introdotto il concetto di Emotional Intelligence.L'intelligenza emozionale è la controparte, di pari importanza, dell'intelligenza che, generalmente, viene valutata misurando il nostro Quoziente Intellettivo. Così, se quest'ultima ha a che fare con le nostre capacità cognitive logico-razionali; la prima racchiude in sé altre e diverse manifestazioni della nostraintelligenza.

Complessivamente, il manifestarsi dell'intelligenza umana, nel suo significato più ampio, descrive quelle che nel gergo delle scienze comportamentali, vengono chiamate "People Skills".
Skills che, in parte, dipendono da come siamo fatti, dai nostri geni e, che in parte, possono essere allenate, formate, educate. Sono abilità, dunque, che dipendono dalla nostra cultura, dalla nostra formazione e dalle influenze esterne che, di continuo, danno forma al nostro comportamento.


Che cos'è questa "Intelligenza"?
Per deformazione professionale non posso non introdurre l'argomento citando Aristotele che nell'Etica Nicomachea, scrisse:
"Tutti possono essere arrabbiati, questo è facile. Ma, essere arrabbiati con la persona giusta, nel momento giusto, per il giusto motivo e nel modo giusto non è affatto semplice".
L'intelligenza emotiva è la capacità che, come esseri umani, abbiamo di identificare, valutare e controllare le emozioni di qualcun altro, ma prima di tutto, è la capacità di identificare, valutare, controllare e avere consapevolezza delle nostre emozioni.
Questa abilità si compone di diverse altre abilità, per esempio, la nostra accuratezza nel decifrare e comprendere il linguaggio del corpo altrui, la nostra capacità di comunicare efficacemente, la destrezza con cui sappiamo prevedere, anticipare e riconoscere le mosse altrui.
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Daniel Goleman - che è considerato uno dei padri del concetto di "Emotional Intelligence" - afferma che, questa intelligenza si compone di cinque elementi: consapevolezza, autocontrollo, motivazione, empatia, social skills.
La consapevolezza (1) è la capacità, di decodificare le proprie emozioni e riconoscere quale impatto potrebbero avere sugli altri. Di conseguenza, è l'elemento essenziale per avere "buone intuizioni" e per prendere "buone decisioni".L'autocontrollo (2), invece, è la capacità, una volta riconosciuta l'emozione che stiamo vivendo in una determinata situazione, di controllarla e di prendere decisioni proporzionate al grado e al peso del vissuto emozionale esperito.
Terza componente è la motivazione (3), ovvero la capacità di capire che cosa guida le nostre azioni.
Segue l'empatia (4) , cioè la capacità di comprendere e reagire proprozionalmente alle emozioni altrui.
Infine, ci sono le cosiddette "Social Skills" (5) ovvero quelle abilità che ci permettono di percepire, capire e reagire alle emozioni degli altri in riferimento al loro status sociale e al contesto entro cui una determinata situazione viene processata, percepita e interpretata.

In generale, la nostra intelligenza emotiva o intelligenza interpersonale, può essere intesa come - per citare le parole di Goleman - "How we well handle ouverselves and our relationships".


Se il QI (Quoziente Intellettivo) è supportato da quella parte del nostro cervello che coincide perlopiù con la corteccia prefrontale, l'intelligenza emotiva-interpersonale coinvolge maggiormente le attività del cosidetto "cervello limbico".Fortunatamente, è proprio grazie alla neuroplasticità del contenuto della nostra scatola cranica, che queste skills possono essere allenate e migliorate con l'esperienza o con le esperienze che ciascuno di noi vive quotidianamente.

Così, le donne si rivelano più abili degli uomini nel padroneggiare queste abilità, proprio per via di una più forte propensione a creare relazioni intime, a comunicare di più e ad avere una tendenza, quasi spontanea, nel preferire un atteggiamento cooperativo ad un atteggiamento competitivo. Di contro, gli uomini, per i quali il "gene Alpha" è caratteristica più naturale, esibiscono sin dalla più tenera età una preferenza al contrasto. Dominare e controllare sono retaggi evoluzionistici molto più presenti nel comportamento del genere maschile che, sfortunatamente, fanno da contro altare ai principi su cui si fonda l'intelligenza emotiva per come l'abbiamo definita.

Proprio per queste ragioni, molto spesso, il quoziente di intelligenza emotiva risulta molto più alto nelle donne che negli uomini e, per le medesime ragioni, il genere femminile tende ad essere più adatto per guidare, coordinare o coinvolgere gruppi di invididui.

Ma non temete uomini, come già detto, tutti abbiamo ampi margini di miglioramento.

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<![CDATA["IL bicchiere mezzo pieno"]]>Thu, 12 Mar 2020 19:09:16 GMThttp://federicaongis.it/blog/il-bicchiere-mezzo-pienoCome il coronavirus cambiera' il nostro modo di...

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Siamo in piena crisi. L’Italia, la Cina e con loro molti paesi del mondo che ancora tacciono, stanno vivendo una crisi che per alcuni di noi ha un impatto senza precedenti, e che per altri, per esempio i più anziani, assume nuove forme.
Così, voglio partire proprio dal concetto di “crisi” per esprimere qualche riflessione sulla situazione di emergenza sanitaria in corso.Crisi: nell’accezione comune, questo termine (crisi) assume un connotato negativo. 
La “crisi” è sempre vista come qualcosa di brutto e, per certi versi lo è. In realtà, l’origine del termine “crisi” ci consegna una chiave di lettura potente e nobile per leggere, interpretare e riflettere su ciò che sta accadendo.
Crisi significa: scelta, decisione. Si tratta di scelte e decisioni da cui derivano azioni, cambiamenti, trasformazioni, rivoluzioni. Così, ora come mai, tutto dipende da un unico fattore: le nostre decisioni, come singoli, come collettività.
Al termine di questa emergenza sanitaria, che hai il sapore di una crisi e i colori di una guerra, nel susseguirsi delle decisioni prese - piccole o grandi che siano - ciascuno di noi riconoscerà e apprezzerà molto di più il valore di...
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<![CDATA[Perché? Starting from why]]>Sat, 07 Mar 2020 07:58:05 GMThttp://federicaongis.it/blog/perche-starting-from-why
Un buon Leader ispira, un Leder "meno buono" ti dice esattamente quello che devi fare. 
La differenza? Si gioca tutta nella capacità, dell'uno piuttosto che dell'altro, di farti sentire parte del gioco, laddove la partita si gioca tutta su "il perché". 

Quella della Leadership è una partita difficile perché è un gioco che si costruisce su una missione ben precisa: trasferire il senso delle proprie azioni e decisioni. 
Il concetto di "mission" è un concetto che, generalmente, viene associato alle organizzazioni, meno alle persone. Tuttavia, anche l'agire degli esseri umani è sempre orientato da obiettivi. Il compito del buon Leader è proprio quello di chiarirli, di renderli trasparenti e di fare in modo che siano percepiti in maniera forte, così forte da poter essere guida di certe specifiche azioni. 
Molte aziende non hanno idea del perché certi clienti le scelgano benché sappiano esattamente che cosai rispettivi clienti scelgano e cioè il loro prodotto.
Per questa ragione, lo strumento più efficace per battere la concorrenza diventa, molto spesso, il prodotto stesso e tutte le manovre per renderlo migliore e più appetibile sul mercato. Si combatte a colpi di sconti, perfezionamenti tecnici, facendo pressioni sul cliente e giocando con le sue emozioni d'acquisto, eppure tutte queste tattiche - per quanto valide - perdono la propria forza se non sono sostenute da una strategia ben chiara e capace di trasferire al cliente il perché "esistono buone ragioni per essere un tuo cliente".
Molti business tracciano il senso del loro esistere partendo dal chiarire che cosa fanno.
"Di che cosa si occupa? La nostra azienda produce X, e siamo i migliori sul mercato perché i nostri prodotti hanno Y,Z,W mentre i nostri competitors sono in grado di sviluppare solo Y, dunque, che ne dice di dare un'occhiata al nostro prodotto?".
Quante volte ti sei trovato in circostanze come questa? Se Apple avesse detto ai suoi consumatori: "Costruiamo grandi computer, con un bellissimo design e molto user-friendly, ti andrebbe di comprarne uno?", credi che avrebbe avuto lo stesso successo che ha tutt'oggi? 
Diversamente, l'atteggiamento vincente di un Business come quello di Apple è rivelato dalla sua capacità di distinguersi dai suoi competitors portando il cliente all'interno della propria mission, coinvolgendolo, e come farlo? Semplicemente spiegandogli il perché fa quello che fai e lasciando che sia egli stesso a decidere se sposare o meno la causa. Chiaramente, la forza di questo approccio sta nel sapere che, una volta abbracciata la causa, sposato il perché, il cliente sarà a bordo a tutti gli effetti. 
Per questo motivo, Apple cambia il suo messaggio e racconta che: "Tutto ciò che facciamo lo facciamo per sfidarti a pensare in maniera differente (think different), per cambiare lo status quo. Il modo in cui lo facciamo è creando prodotti semplici da usare e, così, costruiamo grandi computer. Vuoi essere parte di questa sfida? - che tradotto - ne vuoi comprare uno?". 
La differenza fondamentale è questa: 
le persone non comprano quello che fai, ma il perché lo fai. Esse sposano la nostra mission prima ancora che il nostro prodotto e le nostre decisioni e questo non vale solo per le organizzazioni ma anche per le persone. Ecco perché un buon Leader è "buono" e la sua guida è efficace e di valore se e solo se le sue persone condividono e sono coinvolte nella sua mission.
Come essere convincenti? Ricorda che, se il come il cosa possono essere soggetti a valutazioni logico-razionali, il perché è sempre affare del nostro sistema limbico che giudica rispondendo alle emozioni prima che ad ogni forma di ragionamento complesso. 
Il perché è figlio di quella parte del nostro cervello che non richiede giustificazioni, ma che trova il "giusto" e si lascia convincere dal "giusto" nella misura in cui si sente guidata da ciò che pensa, sente e crede sia "la cosa giusta". 
Così, proprio per la natura "irrazionale" del perché, molto spesso, quasi inspiegabilmente, alcuni Leader - che pure commettono azioni del tutto irrazionali, illogiche e, a volte, pure bizzarre - risultano essere ragionevolmente delle ottime guide! 
Il loro segreto? Il carisma: un'energia che piuttosto che eccitare, ispira. 

"Il successo non è il raggiungimento di un obiettivo, ma il modo in cui ci sentiamo rispetto al perché che definisce quell'obiettivo". 
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<![CDATA[Why we make bad decisions?]]>Tue, 18 Feb 2020 21:05:25 GMThttp://federicaongis.it/blog/why-we-make-bad-decisions
"Se siamo così maledettamente stupidi, come siamo arrivati sulla luna?" 
Una lotteria ha dieci biglietti a disposizione. Nove sono stati venduti a diverse persone. Partecipare cosa 1$ e se vincete, vincerete 20$. E' una buona scommessa? 
Giochi? 

Ora, immagina che i nove biglietti siano stati venduti ma tutti alla stessa persona. Resta un solo biglietto. Lo compri? 


E' incredibilmente facile osservare come, nonostante le probabilità di vincere 20$ non siano cambiate, la maggior parte di noi sceglie di giocare nel primo caso e "chiaramente" di non farlo nel secondo. 


Da 1 a 100 quanto pesa la nostra razionalità? 
Se l’uomo è un essere irrazionale, perché quando si parla di economia si dà per scontato che le sue scelte siano dettate dalla ragione? 

Ci piace credere di essere dei freddi calcolatori, ma nella maggior parte dei casi i nostri comportamenti economici sono guidati da due coordinate: il contesto decisionale e le nostre emozioni. Il protagonista di tutto questo? Il nostro cervello. 
L'irrazionalità dei processi decisionali aumenta nella misura in cui aumenta l'incertezza, cioè nella misura in cui aumentano le variabili in gioco.  Il nostro cervello, infatti, si è evoluto per affrontare un mondo completamente diverso da quello in cui viviamo oggi, si è evoluto per affrontare un mondo meno complesso in cui la priorità era scegliere se mangiare subito o più tardi, accoppiarsi subito o più tardi.
​Ecco perché, oggi più che mai, conoscere le dinamiche neurali che condizionano le nostre decisioni, specialmente quando si tratta di economia e denaro, è il primo passo fondamentale per allenarci a farne di migliori.

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<![CDATA[The new age #influencers]]>Sat, 01 Feb 2020 08:13:46 GMThttp://federicaongis.it/blog/the-new-age-influencers
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Il potere del Podcasting è un potere straordinario.
In Italia il mercato del podcasting, solo nel 2019, ha raggiunto i 12 milioni di ascoltatori, registrando una vera e propria impennata.
I protagonisti di questa crescita? I giovani. Oltre il 44% del mercato degli ascolti appartiene agli under 25, che trovano nello strumento un mezzo di formazione e di ispirazione.  Per dirla con ironia: "Chi non ascolta podcast oggi? Probabilmente, non sa cosa siano!".
Negli U.S.A l'Interactive Advertising Bureau attesta una crescita che sconvolge gli analisti: + 84% degli investimenti tra il 2016 e il 2019. E finalmente, anche da noi, il potere di questo mercato inizia a dare i suoi frutti. 

Nella puntata di oggi di Seven O'Clock navighiamo oltreoceano fino ad approdare negli Stati Uniti, in compagnia di Aaron Patton, ospite di questo episodio e autore del Podcast "The New Age #Influencers".
Dalle storie, esperienze e occasioni di podcaster, influencer e imprenditori digitali di successo, oggi, insieme al nostro ospite, andiamo a caccia delle opportunità e del valore di un nuovo modo di fare #business! 

"The  New Age #Lifestyle and #Mind-set": si tratta di un nuovo modo di vivere un'economia profondamente diversa da quella di qualche decennio fa. Si parla di: "The connected-economy" , un contesto in cui fanno da Re  e Regina il "Network" e "l'interconnessione".  Per queste ragioni, Podcast e Social Network possono essere considerate "parole d'ordine".

In molti continuano a credere che si tratti solo di strumenti "per comunicare", in realtà la #rivoluzione è eccezionale. 
Riguarda un nuovo modo di vivere il mercato e di fare #business all'intero di un assetto economico rinnovato e veramente "disruptive".
"Disruptive" nella misura in cui non stravolge soltanto i classici schemi del "lavoro 9 to 5" o del "posto fisso" ma modifica sostanzialmente le nostre aspettative verso il mercato. La nuova realtà economica è una realtà che avanza, non più perché ci sono persone innamorate di un brand, di un'azienda o di un prodotto, ma perché ci sono brand, aziende e prodotti che accendono l'amore verso noi stessi.  La nuova condizione indispensabile di questo mercato è la Persona e, della persona, il contenuto. Non è un caso che si affermi spesso che il mercato del futuro sia proprio quello dei contenuti.
E così, senza neppure che ce ne accorgiamo il "brand" diventa un concetto evanescente e il "Personal Brand" più attuale che mai. 
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Ma è possibile costruire il proprio Personal Brand con un Podcast? E' un'ottima via, percorribilissima. 
Straordinario, curioso, divertente, molteplice, ricco di contenuti e di storie, un podcast non è un mezzo di comunicazione, ma uno strumento di connessione. 

"Within the traditional economy it's everything about what you know and who you know. In this #new economy is much about who knows you" .
Dalle orecchie alla mente, il passo è più breve di quanto si possa pensare. Un podcast: "Lo porto con me, nelle cuffie, ovunque mi vada di ascoltare questo o quell'episodio" - e così si crea un'intimità e una prossimità con chi ascolta che ci rende riconoscibili. Essere riconosciuti? E' il più bel regalo che il nostro "ego" - nel senso psicologico del termine - possa ricevere.
Un podcast, più che permetterci di condividere quello che stiamo facendo, ci dà l'occasione di raccontarci. O meglio, 
quello che stiamo facendo è semplicemente la storia di chi siamo, per cui vale la pena condividerla!

Per concludere: oggi ci sono due fatti, che come tali restano tali. Il primo è l'attualità di un nuovo contesto economico, dove velocità e trasformazione sono sempre viste come "dinamiche ad alto potenziale". Il secondo è l'attualità dell'essere umano che, per sua natura soffre il cambiamento e ama alla follia indossare i propri habitus.
Pare un contrasto e una contraddizione, ma superato il trauma, creata la giusta consapevolezza, può diventare una grandissima e fantastica occasione. 
Del resto è sempre meglio "vivere" che "convivere" con le novità! ​​
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<![CDATA[WHICH ARE THE HIDDEN FORCES THAT DRIVES OUR BEHAVIOURS?]]>Sun, 26 Jan 2020 12:58:25 GMThttp://federicaongis.it/blog/be-a-woman-philosopherUnderstanding people is the most important life skill a person can have AND THE MOST EXCITING STUDIES YOU CAN DO! 
Nella vita di ciascun essere umano ci sono due coordinate in gioco:  i cambiamenti e le decisioni.
Le prime sono questione di natura, le seconde sono questione di responsabilità
Cambiare è naturale, senza cambiamento non ci sarebbe storia, non ci sarebbe evoluzione, non ci sarebbe innovazione, non ci sarebbe apprendimento, alcun tipo di trasformazione. 
Decidere, invece, è questione di coraggio: un tuffo nell'incertezza, una navigata nel rischio.
Eppure decidere è ciò che noi esseri umani in carne ed ossa facciamo ogni istante della nostra vita.
Le nostre decisioni? Semplici o complesse, razionali o irrazionali, emotive o logiche, piccole o grandi, viviamo costantemente all'interno di un processo decisionale. 
Ogni nostra decisione è una scelta, ogni nostra scelta risponde alla domanda "che cosa voglio fare?" e, ancor di più, "chi voglio essere?" e, molto spesso, sono le nostre scelte, più che le nostre capacità, a dirci chi siamo.


Ogni decisione implica una domanda: sempre e comunque. Ecco perché dobbiamo diventare dei campioni di "domande".
Come? Fortuna che esiste la filosofia!
E' affascinante sapere che molti furono dei grandi filosofi, ma anche molti grandi furono prima di tutto filosofi. Perché? Semplice! Perché ogni innovazione, trasformazione, progetto ha bisogno della filosofia. Perché la filosofia questo è: stare nella domanda.
E prendendo le distanze da quelli che credono che  "filosofia" sia sinonimo di "pura teoria", io credo fortemente che non ci sia sapere più pratico. La filosofia, per me, è "capacità di decidere", "capacità di agire": il sapere che è saper fare. 
Per essere davvero innovatori, per diventare grandi inventori serve mettere in discussione lo status quo e che cosa può farlo meglio delle giuste domande e di un sano spirito critico, condito da una buona dose di creatività? 

Chi non chiede non scopre, chi non scopre non cambia, chi non cambia non sopravvive. 
La filosofia è il miglior modo per chiedere e il miglior strumento - completamente gratuito - che la mente umana ha per avventurarsi in un'affascinante scoperta. 

Ogni episodio di Seven O'Clock è un tuffo nella mente umana per scoprire ciò che si nasconde dietro le nostre decisioni. Ispirata dai comportamenti più comuni, la domanda che mi faccio e che ti faccio è: come tirare fuori il meglio dalle nostre decisioni  usando il potere della nostra mente? ​
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